Diario di bordo

La commissione

Mercoledì 17 maggio 2023

Una (piccola) indignazione da parte di alcuni familiari di vittime di mafia e terrorismo sta accompagnando il faticoso varo della Commissione Antimafia.
Sono passati ormai sette mesi e sembrerebbe sia stato raggiunto un accordo per affidare la presidenza all’onorevole Chiara Colosimo, di Fratelli d'Italia, “molto vicina a Giorgia Meloni”, come tutti quelli che prendono posti di questi tempi.
Quella che ricade sull’onorevole Colosimo, per giovane età e per inesperienza della candidata, appare una scelta balzana.
Ma forse non lo è, stando a un pubblico appello dei familiari delle vittime, che sottolineano la "vicinanza" tra l’onorevole Colosimo e un terrorista dei NAR condannato per la strage di Bologna, materia tuttora di scottante attualità giudiziaria.

Che dire? Certo sarebbe meglio che l’onorevole Colosimo facesse “un passo indietro”, ma è probabile che non lo farà.
Nessuno nella cerchia meloniana fa passi indietro, specie di questi tempi; e quindi avremo comunque - come sempre, del resto - una Commissione Parlamentare Antimafia.

La quale è peraltro uno dei più imponenti, paurosi e grotteschi monumenti della Repubblica Italiana.
Nacque nel 1963, dopo che sette carabinieri erano stati dilaniati da una bomba a Palermo (la famosa strage di Ciaculli) e quindi il governo cominciò a pensare che forse la mafia esisteva davvero. Dieci anni dopo, a Roma conclusero che sì, forse esisteva.
Poi si elucubrò sulla possibilità che la mafia avesse rapporti con la politica, la magistratura, i governi.
Ci si spinse anche ad immaginare che scopo dell’organizzazione fosse fare un sacco di quattrini.
Eccetera, eccetera: milioni di pagine, migliaia di “omissis” (quando vennero rivelati si scoprì che non c’era scritto niente di importante), migliaia di audizioni, migliaia di consulenti, per non arrivare mai a nulla.

Nulla sulla strage di Portella della Ginestra, sulla morte di Salvatore Giuliano, su quella del suo luogotenente Pisciotta, nulla su Sindona, su Mattarella, sui colpi di stato tentati, sul traffico di eroina, sullo stragismo.
Sempre un passo indietro agli eventi, sempre dubbiosa, comunque sempre prolissa…. Col tempo si è poi fusa idealmente con la Commissioni Moro e la Commissioni Stragi, moltiplicando il metodo e l’apparente assurdità.

Come in un romanzo di Borges, la Commissione è però eterna: ha inventato la mafia e la sua fine, l’ha creata e ne sta amministrando l’eredità. Si parla di cose che non esistono più, per fortuna; ma un po’ di conticini si possono ancora regolare ed è questa la ragione per cui – forse – la commissione antimafia serve ancora a qualcosa.

Come ebbe a dire nel secolo scorso un famoso trafficante di eroina, Gerlando Alberti, quando gli chiesero: “Esiste, la mafia?”, “Difficile rispondere, ma se esiste l’Antimafia, dovrebbe esistere anche la mafia”.

Auguri, presidente Chiara Colosimo!

Libri per approfondire

La mafia non ha vinto. Il labirinto della trattativa

Di Giovanni FiandacaSalvatore Lupo | Laterza, 2014

Non chiamateli eroi. Falcone, Borsellino e altre storie di lotta alle mafie

Di Nicola GratteriAntonio Nicaso | Mondadori, 2021

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