Diario di bordo

Macron e le pensioni 

Venerdì 17 marzo 2023

Si guardano le immagini e si resta ammirati: l’opposizione in parlamento che canta in coro la Marsigliese – e cantano a pieni polmoni, mica come noi! -  e poi la piazza. La grève, la manif, la rue, “un minuto in più del padrone” (che era uno degli slogan migliori del maggio ’68) … Tutto questo sta di nuovo succedendo sotto i nostri occhi, e non accenna certo a finire. Ce n’est q’un debut, etc

Dunque, per riepilogare: Macron propone di innalzare l’età della pensione da 62 a 64 anni, è un suo pallino che solo la pandemia aveva momentaneamente fatto accantonare. Il progetto, già di per sé banalmente liberista, è molto impopolare, ma Macron l’ha riproposto e la Francia si è ribellata: NON! punto e basta. E ha cominciato a manifestare e a scioperare – sono mesi ormai -, ma Emanuel Macron, che ha un’alta considerazione di sé stesso, non ha voluto cedere, sicuro che infine l’avrebbe spuntata. È fatto così, e finora gli è andata bene.

E invece, proprio, mentre era sul traguardo parlamentare, incurante del fatto che la maggioranza dei francesi non approva la sua legge, né i suoi metodi, è dovuto ricorrere a un espediente costituzionale, che assomiglia un po’ troppo a un minigolpe: il parlamento viene esautorato, la legge è approvata e, se proprio vogliono, le opposizioni possono proporre una mozione di censura al governo.

Strano che un politico consumato come Macron si sia fatto accecare tanto dal potere... O forse no: la storia della Francia ne annovera molti che sono finiti sulla ghigliottina (per fortuna ormai solo virtuale) perché non hanno tenuto conto del DNA dei francesi, che si è formato più di duecento anni fa. E che reagisce a pilota automatico: infatti ieri sera c’erano manifestazioni ovunque e programmi di sciopero a non finire…

Noi italiani li guardiamo ammirati, noi che abbiamo accettato – senza un’ora di sciopero – che l’età pensionabile venisse portata a 67 anni; noi che abbiamo accolto il jobs act come una grande conquista, noi che il termine “sindacato” abbiamo un po’ dimenticato cosa significhi.
E viene da sorridere che, mentre la Francia blocca porti e stazioni, città e raccolta dell'immondizia, la CGIL a congresso dibatta con Calenda e Meloni sull’aria fritta, senza mandare nemmeno un messaggio di solidarietà ai compagni francesi…

E dire che ci chiamiamo cugini…

Libri per approfondire

Maggio '68 in Francia

Di Sergio BolognaGiairo Daghini | DeriveApprodi, 2008

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