La redazione segnala

Pëtr Il’ic Čajkovskij: l'eleganza sfrenata della musica

Illustrazione digitale di Elisa Pak, 2023, studentessa del Triennio in Design all’Accademia di Belle Arti di Milano

Illustrazione digitale di Elisa Pak, 2023, studentessa del Triennio in Design all’Accademia di Belle Arti di Milano

Chi ha fatto l’alba sulle pagine di Dostoevskij e a teatro si è disperato insieme a Cechov ormai lo sa. E lo sa chi ha ascoltato declamare i versi di Anna Achmatova, quelli di Marina Tsvetaeva e persino chi da ragazzo si è fatto accarezzare da quelli di Evtušenko. Lo sa chi ha trascorso qualche giorno in Russia, come si poteva fare prima di questa maledetta guerra, e ha partecipato a una cena ufficiale, quando i brindisi pronunciati a turno ubriacano di vodka anche i commensali più esperti prima ancora che sia servita la zuppa. E lo sa chi ha camminato per le strade gigantesche di Mosca, chi ha percorso i chilometri dell’Ermitage, lo sa chi, conversando, ha cercato di andare al nocciolo di una questione prima che infiniti pensieri e ragioni e idee ed emozioni venissero raccontati, celebrati, rivissuti insieme ancora e ancora.

La Russia, la sua cultura, la sua vita sono sempre stati questo: un’elevazione a potenza dell’intensità. Senza limiti, senza paura. La gioia più sfrenata e la tristezza estrema, la ricchezza insultante e la miseria, il cantare, il suonare, il danzare come se non ci fosse un domani ne sono il marchio indelebile. Se si cerca moderazione, non è lì che la si trova. L’equilibrio, la modestia, l’efficienza non sono di casa.

Quando ascoltiamo la musica di Čajkovskij, del quale proprio oggi cadono i 130 anni dalla morte, ciò che ci arriva alle orecchie è dunque un’emozione viva, accesa, la cosa più lontana dall’accademismo, dalla garbata routine di molta musica dell’Ottocento. Musica forte, decisa. Difficile da dimenticare. Ciò che la rende così speciale, così amata, così celebre – le partiture di Čajkovskij continuano a essere imprescindibili nella programmazione concertistica di tutto il pianeta – non è però l’eccesso: non è musica appoggiata sull’intensità, non vibra di luce violenta, non scuote l’anima. Al contrario. Sebbene sia russa, tremendamente russa, inconfondibilmente russa, la musica di Čajkovskij offre al mondo soprattutto una cosa: l’eleganza. Che si tratti dei suoi balletti (Lo schiaccianoci, La bella addormentata, Il lago dei cigni), dei suoi incredibili Concerti solistici (il Concerto per pianoforte e orchestra, il Concerto per violino e orchestra, le Variazioni rococò per violoncello e orchestra), delle sue sinfonie (pensate almeno alla numero 6, la Patetica), il regalo che ci arriva alle orecchie ha i tratti della delicatezza, della grazia, dell’equilibrio.

Il lago dei cigni - La bella addormentata - Lo schiaccianoci
Il lago dei cigni - La bella addormentata - Lo schiaccianoci Di Pyotr Ilyich Tchaikovsky,André Previn,London Symphony Orchestra

I più celebri balletti di Tchaikovsky sono anche espressione massima della sua arte, per il loro contenuto emozionale così come per la bellezza delle melodie e dell’orchestrazione. André Previn, che ama definirsi “un assoluto romantico”, divenne direttore principale della London Symphony Orchestra nel 1968 per rimanerlo 11 anni. Queste registrazioni sono ancora oggi di assoluto riferimento anche grazie alla rimasterizzazione compiuta nel 2011 presso gli studi Abbey Road.

Sono doni che Čajkovskij aveva chiesto al passato, alla storia della musica che lo aveva preceduto, al Settecento di Haydn e Mozart. Mentre i suoi colleghi inseguivano l’idea di fondare una scuola autenticamente russa, e scrivevano pagine potenti, talvolta persino devastanti nella loro forza d’urto – pensate a Musorgskij, a Borodin, a Rimskij-Korsakov–, lui si era messo in testa una sfida più alta: aggiungere un tassello russo al gioco davvero importante, al domino universale, fuori dal tempo, dove la musica conta per il modo in cui è costruita, per le sue relazioni interne, per i suoi equilibri (appunto!) e non per il carattere popolare dei suoi temi o per l’energia del suo ritmo. Mentre gli altri, per così dire, scendevano in piazza a manifestare, lui se ne rimaneva in biblioteca a studiare, cercando il modo migliore per formulare proposte, portare avanti istanze, difendere la causa.

E così, alla fine, il rappresentante musicale di un Paese pazzesco, dove a ogni passo si tocca il fondo di qualunque emozione, dove tutto è fuori misura, estremo, imponderabile, è diventato proprio lui, Pëtr Il’ic Čajkovskij, il principe dell’eleganza, il più bravo a trovare forme chiare, cristalline, da riempire di sconvolgente bellezza; e infatti la sua musica, a pensarci, è come una vodka, forte, profumata, intensa, che scivola nel più prezioso e scintillante dei bicchieri.

 

Ti potrebbero interessare

La posta della redazione

La posta della redazione

Hai domande, dubbi, proposte? Vuoi uno spiegone?
Scrivi alla redazione!

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente