Diario di bordo

Rapporti Italia URSS (oggi Russia)  

Martedì 22 marzo

C’erano tempi, in Italia, in cui buona parte del nostro esercito (di leva) era schierato sulla frontiera orientale perché la Nato prevedeva che di lì sarebbe passata l’avanzata sovietica; avrebbe sfondato attraverso la città tedesca di Fulda (“il Fulda gap”) e in una settimana avrebbe dilagato nella pianura padana. Era anche pronto però un piano segreto, NATO; detto “Stay behind” (da noi Gladio) che avrebbe organizzato la guerriglia, con basi e depositi dal Friuli alla Sardegna alla Sicilia. Siccome l’invasione non avveniva – che noia stare ad aspettare! – Gladio passò il tempo a mettere un bel po’ di bombe in Italia, tanto per far vedere che non bisognava abbassare la guardia contro i comunisti.

Tutto cambiò con la caduta del muro di Berlino: Gladio fu sciolta e appena pochi anni dopo, sentite che notizia: “28 agosto 2003. LA MADDALENA. La marina russa ha 'invaso’ la rada di Santo Stefano. Da ieri l'incrociatore lanciamissili 'Moskva’ - ammiraglia della IV flotta del Mar Nero - e il cacciatorpediniere 'Smetlivj" sono ormeggiati davanti a Santo Stefano, la trentennale base dell'Us Navy che fornisce assistenza ai sommergibili nucleari della marina militare americana che incrociano nel Mediterraneo. 
Un evento storico, anche perchè nessuna nave con la 'stella rossa" sulla prua è mai entrata nelle smeraldine acque dell'arcipelago, a un tiro di schioppo (si fa per dire) dalla casa dell'eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi”.

Niente paura! anzi... era solo Putin, che si era fatto scortare in Costa Smeralda dove passava qualche giorno di vacanza con l’amico Silvio. Fecero anche un giro di propaganda in cui Vladimir esibì il fisico. Silvio ricambiò nella Crimea “annessa” nel 2015, dove Vlad offrì una bottiglia di sherry di 240 anni prima, appartenuta a Caterina la Grande, e rubata al Museo del Vino Ucraino.

Il resto sono i giorni nostri: un convoglio di camion, blindati e altri mezzi militari russi ha sfilato nel marzo 2020 sull’AI tra Roma e Milano: erano “tecnici sanitari russi” che venivano ad aiutare l’Italia contro il COVID. Era premier Conte. L’anno prima il partito di Putin aveva siglato un accordo con il partito di Salvini per “scambio di informazioni confidenziali”. Salvini era ministro dell’Interno.

Oggi, lo yacht Sheherazade, ancorato a Marina di Carrara, si è scoperto essere di proprietà personale di Putin. Vale 700 milioni, giusto quelli che servono per iniziare a ricostruire Mariupol. Da tenere presente, al tavolo delle trattative.  

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