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Steatopigìa: la parola del mese di Vera Gheno

Illustrazione di Irene Coletto, 2023

Illustrazione di Irene Coletto, 2023

Quando l’essere umano è passato dalla posizione quadrupede a quella eretta, diventando quindi bipede, pare che tra le sue molte trasformazioni fisiche ce ne sia stata una particolarmente rilevante: il bacino si è ristretto, rendendo più difficoltoso il parto; questo spiegherebbe il motivo per cui i cuccioli umani nascono di fatto immaturi sia dal punto di vista corporeo sia da quello neurologico, soprattutto se paragonati con quanto succede ad altri mammiferi: a termine, non potrebbero venire partoriti naturalmente.

Non a caso, dunque, esisteva in passato il detto “Fianchi larghi per figli forti”, anche se fianchi e bacino non sono la stessa cosa; in ogni caso, una donna con il bacino più ampio è considerata, dal punto di vista fisiologico, più adatta alla riproduzione, anche se la maggior parte delle donne può partorire comunque senza problemi.

Con il cambiare dei canoni estetici femminili, essere una “donna-pera” è diventato antiestetico in molte culture, per esempio, nella nostra; insomma, avere il “culone” o le coscione non è proprio di moda, e molte donne, me compresa, talvolta si sentono a disagio perché non corrispondono a quel modello irreale di bellezza femminile (tendenzialmente filiforme, con le curve nei punti giusti) che viene loro proposto.

Ma da oggi, signore mie, abbiamo un’arma in più: abbandoniamo i termini derogatori, ossia giudicanti, offensivi, per il nostro deretano e dintorni, e abbracciamo un bellissimo sostantivo e aggettivo che fa al caso nostro e che ci farà fare, in ogni occasione, un figurone:


la parola del mese è steatopigìa/steatopìgia


Il termine combina il primo elemento derivante dall’antico greco steato- (dal sostantivo stéar, genitivo stéatosgrasso’) con -pigìa (sempre dal greco pygḗderetano’); la sua prima attestazione in italiano risale al 1871 e significa, secondo lo Zingarelli, ‘abnorme accumulo di adipe nei glutei e nelle cosce’.

Nella maggior parte dei casi, saremo distanti dall’avere “abnormi accumuli”; ma questo non toglie che possa piacerci giocare con il lessico. E quindi, da domani, non abbiamo più il sedere grosso, i fianchi larghi o le culotte de cheval (non è che a chiamarle in francese il concetto cambi molto): siamo steatopìgie, e la nostra steatopigìa non ci disturba per nulla, perché in fondo, una volta, alle donne come noi dedicavano statue (andate a googlarvi “Venere steatopigia”).

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