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Sette brevi lezioni sullo stoicismo di John Sellars

Questa fase di post pandemia sembra essere il momento adatto per leggere il libro di John Sellars. È un periodo in cui, diciamocelo, abbiamo perso un po’ il controllo: il lavoro smart invade troppo spesso il tempo libero; tra social, news e facili tentazioni d’acquisto, abbiamo sempre più motivi per far scorrere il pollice sullo schermo del nostro smartphone; e la voglia di tornare a una vita normale è ostacolata da tanti e giustificati timori.

Abbiamo tutti bisogno di una certa dose di motivazione e, perché no, di un binario filosofico che tracci il nostro immediato futuro.

Sellars nello stoicismo ci crede a tal punto da essere uno dei creatori della Stoic Week, un esperimento in cui chi aderisce prova a vivere una settimana secondo questa filosofia per comprenderne i benefici e portarne le idee nella vita quotidiana.

Con questo saggio ci chiarisce alcuni aspetti, a volte mal interpretati, del pensiero degli stoici. Proprio a partire dal termine “stoico”, per esempio, e dal significato di impassibile, privo di emozioni, insensibile che ne diamo oggigiorno. Sellars ci dice che gli stoici, in realtà, avevano piena consapevolezza delle emozioni e che la loro attenzione era rivolta al non svilupparne di negative come ira, rancore, gelosia o paura.

A tal proposito, Epitteto diceva: “Ricordati che quello che ti offende non è né colui che ti ingiuria, né colui che ti colpisce, ma il tuo giudizio che ti fa pensare che queste persone ti oltraggiano. Perciò quando qualcuno ti irrita, sappi che è il tuo giudizio di valore a irritarti.”

Contrariamente a quanto si pensi, poi, gli stoici non spingevano a evitare relazioni sociali e vita pubblica, anzi, incoraggiavano un comportamento attivo nell’impegno politico (non erano pochi gli stoici che, per tener testa ai tiranni, avevano rischiato la vita).

La cosa essenziale, per lo stoicismo, è avere il controllo del proprio giudizio. L’infelicità umana, secondo Epitteto, proviene sostanzialmente dalla convinzione di poter gestire cose che in realtà non possono essere controllate. Quel che possiamo controllare davvero sta in ciò che pensiamo sulle cose che ci circondano e sugli eventi che accadono. È il nostro giudizio a determinare il modo in cui agiamo, a gestire desideri e impulsi. La tendenza a giudicare le cose senza riflettere, o farlo in maniera frettolosa, rischia di farci commettere errori, lasciando alle cose esterne la possibilità di dettare il controllo.

 

Sette brevi lezioni sullo stoicismo

E se qualcuno ci dicesse che molte sofferenze della nostra vita dipendono dal modo in cui pensiamo alle cose? E se sostenesse di poterci mostrare come evitare ansia, frustrazione, rabbia? E se risultasse che evitare tutto questo è interamente nelle nostre mani?

Per non perdere la capacità di giudizio, l’imperatore Marco Aurelio (grande fan di Epitteto) si dedicava a pratiche di riflessione mattutina per affrontare la giornata (e le giornate di Marco Aurelio in guerra non erano proprio una passeggiata).

Seneca, invece, sceglieva la sera per trarre le sue considerazioni e mantenere i principi filosofici sempre chiari nel fronteggiare le avversità.

Già, le avversità! Quale periodo migliore del nostro per imparare ad affrontarle? Se Epitteto poneva l’accento sull’inevitabilità di certi eventi, Seneca arrivava a considerarli dei vantaggi, opportunità per sviluppare la capacità di resistere (lui che di tribolazioni ne aveva avute non poche). Le avversità ci saranno sempre, l’importante è sapere come affrontarle.

Ciò a cui dobbiamo stare attenti è il tempo. Ne “La brevità della vita”, Seneca ci dice che ne sprechiamo davvero troppo: inseguendo il successo, bramando oggetti, imbrigliati nella routine o bloccati dalla paura di fallire. Il motivo? Perché troppo spesso ci si preoccupa più del giudizio degli altri che del proprio e perché il mondo è pieno di distrazioni e interruzioni. Il che ci rende frustrati e infelici.

“La natura ha fatto sì che non ci fosse bisogno di grandi mezzi per vivere bene: ciascuno è in grado di rendersi felice. Le cose che ci vengono dal di fuori hanno poca importanza e non influiscono granché né in una direzione né nell’altra: il saggio non si lascia esaltare dalla prosperità né abbattere dall’avversità. Si è sempre sforzato di contare soprattutto su sé stesso e di cercare in sé stesso tutti i motivi della sua gioia.” (Seneca, Consolazione alla madre Elvia).

Con questo agile e godibilissimo pamphlet, Sellars riesce nel compito di stimolare la voglia di approfondire, di leggere (o rileggere) le opere di Marco Aurelio, di Seneca, di Epitteto, perché più che una guida filosofica o terapeutica, è un’esortazione a conoscere, a porci le domande giuste per elaborare o ritrovare giudizio. E magari guardare le cose con una prospettiva nuova, la nostra.

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