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Due settimane in settembre di R.C. Sherriff

L’uomo in vacanza diventava l’uomo che avrebbe potuto essere, l’uomo che avrebbe potuto diventare se le cose fossero andate in maniera un po’ diversa. Tutti gli uomini sono uguali in vacanza: tutti liberi di fare castelli in aria senza preoccuparsi delle spese, e senza possedere competenze da architetto. Sogni fatti di una materia così impalpabile devono essere coltivati con venerazione e tenuti lontani dalla luce violenta della settimana seguente

Difficile trovare descrizione più appropriata dei sentimenti dell’uomo comune in vacanza, quelle due settimane l’anno lontano dalla routine, indispensabili per riposare, ma anche fantasticare, sognare ciò che non si è ancora e si vorrebbe essere, progettare il futuro. Pubblicato per la prima volta nel 1931, Due settimane in settembre di R.C. Sherriff narra la vacanza annuale di una famiglia della classe medio-bassa nel periodo tra le due guerre mondiali.

Due settimane in settembre
Due settimane in settembre Di R.C. Sherriff;

Ecco a voi la famiglia Stevens mentre si prepara a intraprendere la consueta vacanza annuale sulla costa dell’Inghilterra. Il signore e la signora Stevens si sono recati per la prima volta a Bognor Regis in luna di miele e da allora la tradizione è continuata. Rimangono nella stessa pensione e seguono lo stesso programma accuratamente affinato, oggi accompagnati dai tre figli: la ventenne Mary, il diciassettenne Dick e il fratellino Ernie.

La narrazione prende avvio da Dulwich, sobborgo londinese dove si trova la casa degli Stevens, la sera prima della partenza per Bognor, meta consueta del soggiorno estivo. Come se stessimo spiando dal buco della serratura, osserviamo la preparazione della vacanza da parte dei membri della famiglia: il signor Stevens, la moglie Flossie, i figli Dick, Mary ed Ernie; è una sera di attesa ed eccitazione per ciò che li aspetta, nell’aria si respira quell’atmosfera tipica delle vigilie di eventi importanti.

R.C. Sherriff, maestro nel saper descrivere il quotidiano, ci accompagna alla scoperta dei componenti della famiglia Stevens e della loro vacanza annuale, da Londra alla costa; la narrazione, solo apparentemente semplice, indaga i pensieri più sottili, le pieghe più recondite della psiche di ciascuno dei protagonisti.

Già dalla partenza, capiamo che i signori Stevens sono caratterizzati da quel misto di ansia e controllo tipico degli abitudinari, di coloro che nella vita hanno sempre viaggiato dentro le righe, precisi, ordinati, con una lista di cose da fare, da spuntare una per una; così, finché non giungono a destinazione, ci sono una serie di piccoli drammi: la casa è perfettamente sistemata prima della partenza? La stazione non sarà troppo affollata? E se perdessero il treno? Il loro baule arriverà a destinazione? Troveranno posto per tutti e cinque nello scompartimento? La tranquillità giungerà solo con l’arrivo alla pensione Vistamare di Bognor.

La capacità dell’autore sta nel raccontare abilmente il normale svolgimento di una vacanza in famiglia dove non succede nulla di particolarmente rilevante: qualche incontro inaspettato, nuove amicizie, il mare e la casa di sempre. Eppure, riesce a tenerci incollati alle pagine.

Il romanzo è narrato in terza persona, ma il narratore si concede incursioni nella prospettiva dei personaggi; scopriamo così i lati nascosti di ognuno di loro: Flossie, che in vacanza in realtà non si diverte per niente, avendo paura del mare; il primo amore di Mary; il malessere al lavoro di Dick; le passioni del più piccolo di casa, Ernie, e le delusioni che la vita ha riservato al signor Stevens, che ancora bruciano e che riesce ad alleviare solo durante le sue amate escursioni vacanziere:

Già da qualche anno aveva fatto in modo di arrivare alla cresta proprio quando i suoi pensieri si soffermavano sui due disastri della sua vita, perché il panorama davanti a lui sembrava spalancargli le braccia, alzare le sopracciglia e chiedergli ridendo: «Ha davvero importanza?»

R.C. Sherriff dichiara di essere stato ispirato proprio dall'osservazione dei bagnanti sulla spiaggia di Bognor:

Osservai quella fiumana interminabile di persone e iniziai a scegliere famiglie a caso e a immaginare le loro vite di tutti i giorni; quali speranze e ambizioni nutrissero i padri; se le madri fossero orgogliose dei figli o deluse da loro; quali di quei figli avrebbero avuto successo e quali invece si sarebbero limitati a lasciarsi trasportare dalla corrente, senza combinare nulla. Davanti a me scorreva un flusso incessante di facce che non avevo mai visto prima e non avrei rivisto mai più, ma per un attimo, mentre passavano davanti alla nostra panchina, li vedevo nitidamente, come individui, e di tanto in tanto qualcuno accendeva in me una scintilla di interesse che continuava a brillare nel ricordo dopo che se n’era andato. Cominciò a venirmi voglia di prendere una di quelle famiglie a caso e costruire la storia immaginaria della loro vacanza annuale al mare.

Da questa intuizione è nato un piccolo capolavoro, subito acclamato da critica e pubblico. È certo più semplice, infatti, appassionare il lettore narrando incredibili avventure e vite straordinarie, molto più complesso riuscire a scrivere un romanzo che narra il quotidiano, vite comuni di personaggi comuni; in questo senso, Due settimane in settembre ricorda il meraviglioso Stoner di John Williams.

Le vite dei personaggi di Sherriff sono infatti decisamente ordinarie, contraddistinte da tutti quei piccoli malumori, invidie, vanità, difficoltà, ma anche piaceri, affetti e riconoscimenti che scandiscono l’esistenza di ciascuno di noi. Non accade nulla in questo romanzo e al contempo accade tutto: gran parte di ciò che costituisce una vita umana è qui, nel racconto della vacanza della famiglia Stevens a Bognor.

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