Anniversari e Ricorrenze

Piero Manzoni e la responsabilità di essere artisti

Illustrazione di Giulia Orlandi, 2023, studentessa del Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

Illustrazione di Giulia Orlandi, 2023, studentessa del Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

«Pensando a Piero Manzoni. Pittore milanese, ma geniale» canta Freak Antoni degli Skiantos (gruppo bolognese degli anni settanta) nella canzone Merda d’artista. Oggi ci pensiamo tutti e tutte a Piero Manzoni, artista irriverente, avanguardista, coraggioso, scimmiottato dalla critica come il “caccautore”, nato il 13 luglio del 1933 e morto a soli ventinove anni.

Per parlare di Manzoni bisogna parlare anche degli anni cinquanta, momento in cui il mondo occidentale si trova a fare i conti con un altro dittatore: il consumo. Il sistema economico-sociale del dopoguerra, segnato da un crescente benessere economico, dalle pubblicità, dal pagamento a rate, dalla cambiale e, infine, nel 1950, dall’arrivo della carta di credito, apre la possibilità a chiunque di soddisfare il “feticismo della merce. E com’era ovvio, questo nuovo modo di vivere, andrà a riversarsi anche nell’arte.

Così, negli stessi anni, nascono correnti che attualizzeranno quelle che erano state le tecniche e i temi del Dadaismo: il New Dada negli Stati Uniti e il Nouveau Réalisme in Europa. Due tendenze artistiche che condividono il rifiuto della tradizionale opera d’arte e indagano sul valore artistico dell’oggetto prefabbricato e sulle immagini fornite dai mezzi di comunicazione di massa. Mentre però il Dada storico e il New Dada si concentrano sul cambiamento del significato dell’oggetto, nel Nouveau Réalisme l’oggetto rimane tale: rimane rifiuto, rimane merce, rimane il reale significato di sé stesso. Ed è proprio quest’ultima tendenza la più vicina a un ventiquattrenne brianzolo che, già responsabile della rivista Azimuth con Castellani, nel 1957 esordisce con i suoi Achrome

Gli Achrome sono una serie sulla quale Piero Manzoni lavorerà per tutta la sua breve vita: tele bianche – appunto, senza colore – immerse nel gesso, nella colla, o nel caolino e poi lasciate asciugare. Il punto era proprio quello di andare oltre il limite della forma, cercando di cogliere la reale sostanza dell’oggetto: la sua materia.

Da lì, Manzoni non farà altro che avvicinarsi ancora di più all’opera, fino ad arrivare al suo nucleo: l’idea. E allora nasce il Fiato d’artista, nel 1960, ovvero un palloncino gonfiato da lui stesso. Con Castellani, invita il pubblico a mangiare uova sode firmate con la sua impronta digitale. Ma non basta. Nel 1961 firma persone, trasformandole in opere d’arte e rilasciando una ricevuta per garantirne l’autenticità. Tra le opere firmate da Manzoni, ci sono anche Umberto Eco e Mario Schifano. Dopo firma un piedistallo e chiunque vi salga diventa, di nuovo, opera d’arte.

Poi arriva il maggio del ’61, dove Manzoni afferma candidamente: «Ho prodotto e inscatolato novanta scatole di “merda d’artista” (gr. trenta ciascuna) conservata al naturale ‘made in Italy’. In un progetto precedente intendevo produrre fiale di “sangue d’artista”». Ed ecco l’opera con la quale verrà riduttivamente ricordato: la Merda d’artista

 

Illustrazione di Benedetta Macis 2023, studentessa del Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

Vengono presentate al pubblico il 12 agosto dello stesso anno, scatenando una critica risentita da un’opera tanto oscena. Dino Buzzati scriverà «le intenzioni ironiche o rivoluzionarie non bastano a riscattare la volgarità e il cattivo gusto di stampo goliardico». Manzoni, mentre la platea di critici inorridisce e schiamazza, mette al corrente gli acquirenti che il prezzo di ciascuna scatoletta contenente le sue feci corrisponde a quello di 30 grammi d’oro. Ad oggi, in realtà, la vendita più recente (la scatoletta n. 69) vanta un prezzo d’asta battuto a 257 mila euro

Piero Manzoni, attraverso il gioco e l’ironia, manda un chiaro messaggio al mercato dell’arte: se il ruolo dell’artista è quello di fornire un’opera di intelletto e l’opera è tale in quanto prodotto dell’artista, allora pure le sue feci, perché fornite dalla medesima figura, erano opere d’arte. E gli Skiantos cantano: «L’arte è ingenerosa, la cacca è coraggiosa, perché si offre sempre, mentre l’arte si vende». Allora Manzoni ci ricorda anche che nell’essere artista si ha una responsabilità: la denuncia di un sistema e la critica alle sue incoerenze.

Manzoni crea poi la sua opera più sorprendente: la Socle du Monde, lo zoccolo del mondo. L’artista situa un piedistallo in un parco di una fabbrica a Herning, in Danimarca. Il piedistallo è capovolto al suolo. Così, Manzoni, prima di lasciare questo mondo, lo trasforma definitivamente, tutto, in un’opera d’arte.

 

Di e su Piero Manzoni

Scritti sull'arte

Di Piero Manzoni | Abscondita, 2023

Piero Manzoni. Vita d'artista

Di Flaminio Gualdoni | Johan & Levi, 2013

Su Piero Manzoni

Di Germano Celant | Abscondita, 2017

Piero Manzoni. Ediz. italiana e inglese

Di Fausto Gilberti | Corraini, 2014

Piero Manzoni e Albisola. Una visione internazionale

Di Francesca Pola | Mondadori Electa, 2013

Caro Hans... Il carteggio con Hans Sonnenberg (1958-1963)

Di Piero Manzoni | Abscondita, 2022

Essere Zero. Ontologia di Piero Manzoni

Di Fabio Vander | Mimesis, 2019

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