Scelti per voi

Vera gioia è vestita di dolore. Lettere a Mattia di Anna Maria Ortese

È grazie alla premura con cui Stefano Pezzoli ha conservato le lettere, scritte tra il 1940 e il 1944, da Anna Maria Ortese a Marta Maria Pezzoli nonché alla cura della studiosa Monica Farnetti, da anni attenta interprete del pensiero di Ortese, che possiamo leggere nella Piccola Biblioteca Adelphi Vera gioia è vestita di doloreLettere a Mattianome con cui Marta Maria viene affettuosamente chiamata dagli amici - godendo, come Farnetti ha osservato nella postfazione, «del difficile privilegio di essere ammessi a un’intimità che non è la nostra».

Vera gioia è vestita di dolore. Lettere a Mattia

Nel maggio del 1940, Anna Maria Ortese incontra a Bologna Marta Maria Pezzoli, giovane studentessa universitaria che gli amici chiamano Mattia. Nasce fra loro un’intesa, un’intimità che, come precisa la Ortese, è tenerezza di sorelle. Una tenerezza tanto più intensa in quanto fondata sulla dissimmetria: Mattia è malinconica, sollecita, assidua, percettiva, Anna Maria mutevole, tempestosa, non di rado silente, caparbiamente intenta a coltivare la sofferenza

Con questa consapevolezza entriamo in punta di piedi nel libro, e veniamo immediatamente travolti dal sentimento autentico e trepidante che lega le due giovani amiche - ventisei anni Ortese e ventidue Pezzoli:

Mattia cara, mi hai scritto una lettera meravigliosa. Sempre, oggi più che mai, davanti a cose, parole simili, sento il mio animo tremare di meraviglia, di gioia, di quasi paura

Anna Maria Ortese

Se infatti i lettori e gli studiosi di Ortese possono ricavare dalla lettura dell’epistolario preziose informazioni inedite, come l’amore che lega Ortese al poeta Alfonso Gatto, e ritrovare alcuni dei numi tutelari della scrittrice, come Leopardi e Mansfield, è l’umanità che vi trapela a destare maggiore interesse e a coinvolgere il lettore, anche (e soprattutto) chi non abbia mai letto Ortese.
Proprio quest’ultimo sarà con molta probabilità incuriosito e spinto a esplorare l’opera della scrittrice, a partire dalla profondità delle riflessioni sulla sua vita che costellano l’epistolario e nutrono, sin da subito, quella poetica del corpo celeste che Ortese metterà a fuoco negli anni successivi:

Sembra che il tempo, con un gioco tenero e crudele insieme, una sua arte malefica e divina a un tempo, si "distragga" talvolta così. Noi "ricordiamo". Ecco l’uomo

Anna Maria Ortese

Di qui l’importanza di questa pubblicazione, che consente di cogliere il nascere della poetica di Ortese, e si offre come un’affascinante lettura.
Studentessa di Lettere e Filosofia a Bologna, Marta Maria Pezzoli rimane particolarmente colpita da Angelici dolori e altri racconti, il primo libro pubblicato da Ortese nel 1937; timida e riservata, come la descrive il nipote Stefano, «tranquilla e umile» come la definisce Ortese, tanto da insegnarle «il segreto della limpidezza», Marta non teme però di esprimere un duro giudizio su Nessuno torna indietro di Alba De Céspedes:

Oh, quanto mi è piaciuto che tu abbia parlato così della Céspedes, con tanto coraggio, e chiuso con il ricordo della Mansfield, la purissima, la incantata Mansfield

Anna Maria Ortese

Entrambe amanti della letteratura e scrittrici, le amiche si scambiano informazioni su libri e riviste, consigli e impressioni sui propri testi; Ortese apprezza le poesie dell’amica e la incoraggia a scrivere, confidandole a più riprese tutta la fatica dello scrivere che definisce «uguale al canto raccolto e disperato del mare», e percepito addirittura come una “condanna”, a cui non mancano però «zone di gioia celesti». 

Oltre a coltivare l’amore per la letteratura, e l’arte in generale (bellissima a questo proposito la pagina in cui Ortese si sofferma a descrivere l’effetto procuratole dal concerto diretto da Igor Markevitch) le due amiche si confidano paure, difficoltà, incertezze che si annidano nella vita di ciascuna:

Ti sono così grata di essermi vicina in questo tempo difficile - sola sorella

Anna Maria Ortese

Sono infatti tempi di guerra, durissimi, quelli che fanno da sfondo alla nascita della loro amicizia: con la crisi economica del 1929 Mattia ha perduto la dimora liberty di Via Valle Scura a Bologna, l’amata villa di Paderno e insieme a loro il tempo dell’infanzia.
Non diversamente Ortese, che al tempo della corrispondenza ha già perduto il fratello Emanuele e appena appreso della morte violenta del gemello Antonio. Inizia allora, a viaggiare, a cambiare casa e città, non solo per un’esigenza economica, ma presa da una vera e propria dromomania, che le farà vagheggiare la casa napoletana dell’infanzia, desiderare «una casetta dove rientrando trovare tutti riuniti genitori e fratelli»:

Credi che questo sarà mai possibile?

Anna Maria Ortese

Sarà un sogno che si avvererà solo sulla carta, con la mitica Casa del Pilar nel grande romanzo autobiografico, Il porto di Toledo (1975), dove la scrittrice raffigura la sua abitazione di Via Piliero 29 a Napoli, indirizzo che la stessa Ortese manda all’amica, avvisandola del cambio di domicilio. Leggendo la corrispondenza non è difficile per noi immaginare che il sogno di ritornare nella casa dell’infanzia, alla ricerca di quel tempo perduto, sia stato compreso e condiviso con l’amata Mattia, che più volte chiama sorella: «Come una sorella ti sono vicina e mi rallegro». È una sorellanza che è «coscienza lietissima» capace di addolcire la sofferenza.
Come ha suggerito Farnetti in Sorelle. Storia letteraria di una relazione (Carocci 2022)

L’indicazione concreta, e compiutamente politica, di un modo promettente e gioioso di stare al mondo

Anna Maria Ortese

Perché Anna Maria e Mattia sono sì sorelle di pena, ma anche e soprattutto sorelle di gioia, tant’è che nelle lettere, che arrivano a coprire appena un centinaio di pagine, la parola gioia ricorre ben 24 volte, per ritornare nel titolo scelto per il libro, titolo suggestivo che tuttavia non deve essere frainteso, spostando l’accento sul dolore.
Si tratta infatti di un chiasmo spezzato, che per essere compreso ha bisogno di completare la sua figura, di essere letto per intero.

Vera gioia, è vestita di dolore. Vero dolore, è vestito di gioia

Anna Maria Ortese

Scrive così Ortese anticipando la magnifica riflessione di Cristina Campo (ne parliamo qui) quando dice che accordare a qualcosa un’attenzione estrema significa «avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti minacce, che sono la condizione stessa della gioia».

Sentire, sentire, sempre più "sentire". Io non desidero altro

Anna Maria Ortese

Conclude così Ortese nel sopra citato passo. E difatti tutta l’opera di Ortese è un invito a sentire l’Altro, un pensare dentro la relazione. Del resto dal dolore ci si solleva alzando lo sguardo, sintonizzandosi con i cieli che Ortese annota di continuo, preannunciando le meravigliose pagine di viaggio della Lente scura; e se lei stessa si paragona a una fontana che, «solo quando passa il vento, si agita e scintilla; e poi mormora umile a terra», non esita anche a definirsi in questo modo:

Un albero che vuole mettere in cielo le sue radici

Anna Maria Ortese

Le recensioni della settimana

La posta della redazione

La posta della redazione

Hai domande, dubbi, proposte? Vuoi uno spiegone?
Scrivi alla redazione!

Conosci l'autrice

Anna Maria Ortese è stata una scrittrice italiana. Esordì nel 1937 col volume di racconti Angelici dolori, che parvero richiamarsi al "realismo magico" di M. Bontempelli. Ma le opere successive (L’infanta sepolta, 1950; Il mare non bagna Napoli, 1953, premio Viareggio; I giorni del cielo, 1958; Silenzio a Milano, 1958) rivelarono una tempra narrativa aliena dal gioco cerebrale della poetica novecentista: a metà fra il saggio e il racconto, questi libri innestano le invenzioni favolose in squarci documentari di estrema esattezza e lucidità. Polemica morale e fantasia trasfiguratrice s’intrecciano ancora nei romanzi successivi: L’iguana (1965), Poveri e semplici (1967, premio Strega), Il porto di Toledo (1975), Il cappello piumato (1979), e negli ultimi Il cardillo addolorato (1993) e Alonso e i visionari (1996).

Leggi di più Leggi di meno
Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente