La redazione segnala

Il disimparare e Cristina Campo

Illustrazione digitale di Cecilia Viganò, 2023

Illustrazione digitale di Cecilia Viganò, 2023

Questo spazio è dedicato a un concetto contemporaneo, avanguardistico, sperimentale: il disimparare. Eppure, a cercar bene, se ne parla da tempo. Cristina Campo ne scrive nel 1971, in un saggio intitolato In medio coeli. Quale sarà il trait d’union tra il disimparare della scrittrice, poetessa e traduttrice e quello del fisico, saggista e divulgatore Carlo Rovelli?

Lui parla della capacità di cambiare idea, di mettere in discussione ciò che ci sembra ovvio e assodato. Lei parte dalla fiaba e crea un viaggio affascinante, che porta nuova luce su quel che credevamo di sapere.

Fiaba è sinonimo di fratelli Grimm. Jacob e Wilhelm, due secoli fa, raccolsero le storie della tradizione tedesca e le portarono sino a noi. È sinonimo di Italo Calvino che, nel 1956, fece lo stesso con i racconti popolari italiani degli ultimi cent’anni, trascrivendoli in una lingua comprensibile a tutti nel volume Fiabe italiane.

Queste storie hanno vari tratti caratterizzanti: nel contenuto, nella struttura, nella forma. In tanti ne hanno scritto, tra questi un posto d’onore spetta alle riflessioni di Cristina Campo. Nel saggio In medio coeli si sofferma, tra gli altri aspetti, sull’importanza del viaggio in questo tipo di narrazione.

Hänsel e Gretel, Biancaneve, Raperonzolo, I musicanti di Brema… i protagonisti di questi e molti altri racconti lasciano la propria casa per andare incontro all’ignoto.

Nelle fiabe, come si sa, non ci sono strade. Si cammina davanti a sé, la linea è retta all’apparenza. Alla fine quella linea si svelerà un labirinto, un cerchio perfetto, una spirale, una stella - o addirittura un punto immobile dal quale l’anima non partì mai, mentre il corpo e la mente faticavano nel loro viaggio apparente. Di rado si sa verso dove si vada, o anche solo verso che cosa si vada.

Questo errare, prosegue l’autrice, è un movimento apparente. I protagonisti sono convinti di andare verso qualcosa – una principessa nascosta in un castello, un tesoro custodito da un drago – o di allontanarsi da qualcosa – una matrigna malvagia, una famiglia tanto povera da non poter sfamare tutti – ma il percorso che compiono è di un altro tipo.

Il viaggio, in queste storie, è l’occasione per mettersi alla prova, per affrontare l’ignoto, per incontrare parti di sé e del mondo di cui si ignorava l’esistenza. In questo peregrinare protagonista è l’esperienza, non la meta da raggiungere. Tanto che, scrive Cristina Campo, «la meta cammina dunque a fianco del viaggiatore».

Accade lo stesso nei percorsi di ricerca interiore e spirituale di matrice orientale, prosegue l’autrice. L’illuminazione, secondo i maestri, non è un obiettivo da raggiungere, non c’è una ricetta, una strategia per ottenerla. Arriva, quando arriva, se i tempi sono maturi.

Daiju fece visita al maestro Baso in Cina. Baso domandò: «Che cosa cerchi?».
«L’illuminazione» rispose Daiju.
«Tu hai la tua stanza del tesoro. Perché vai in giro a cercare?» domandò Baso.
Daiju domandò: «Dov’è la mia stanza del tesoro?».
Baso rispose: «Quello che stai domandando è la tua stanza del tesoro».
Daiju fu illuminato! Da quel momento, esortava sempre i suoi amici: Aprite la vostra stanza del tesoro e usate quei tesori.

Una delle 101 storie zen mostra, con un altro immaginario, quello che Cristina Campo racconta con le fiabe. La meta non è un obiettivo da raggiungere, non è un andare verso. È un andare dentro. Ecco perché, scrive, per raggiungere la saggezza va «disimparato il cercare, imparato il trovare».

All’inizio dell’articolo mi chiedevo quale fosse il fil rouge tra il disimparare di Carlo Rovelli e quello di Cristina Campo. Se il disimparare, come spiega il fisico, significa sapere mettere da parte le nostre convinzioni, allora significa anche imparare a ribaltare la prospettiva.

In un mondo così proiettato verso il prossimo obiettivo, verso l’esterno, il pensiero limpido di Cristina Campo indica un’altra via. Quella del muoversi verso di sé. Sembra facile, a dirsi. Ha ragione Carlo Rovelli: «La difficoltà quindi non è imparare, è disimparare».

Leggere per disimparare

Gli imperdonabili

Di Cristina Campo | Adelphi, 1987

Tutte le fiabe. Prima edizione integrale 1812-1815

Di Jacob GrimmWilhelm Grimm | Donzelli, 2015

Le fiabe italiane

Di Italo Calvino | Mondadori, 2019

Ti potrebbero interessare

La posta della redazione

La posta della redazione

Hai domande, dubbi, proposte? Vuoi uno spiegone?
Scrivi alla redazione!

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente