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Indispensabili (?): come i social hanno cambiato la nostra vita

Illustrazione di Giulia Masia, 2024, diplomata presso IED, Istituto Europeo di Design

Illustrazione di Giulia Masia, 2024, diplomata presso IED, Istituto Europeo di Design

È indubbio che i social siano ormai parte della nostra vita sociale, politica e culturale: ci informano sull’attualità, dettano le mode, mobilitano piazze e interrogazioni parlamentari. Non c’è nulla della nostra vita – di quella dei più giovani, soprattutto – che non venga passata al vetriolo attraverso lo schermo dei social.

Venti anni fa, il 4 febbraio del 2004, in una stanza del dormitorio di Harvard lo studente Mark Zuckerberg lanciava in internet la piattaforma TheFacebook (cliccate qui per il nostro approfondimento sul compleanno di Facebook)

Ma quella che era nata come una piattaforma di condivisione e conoscenza per gli studenti del college – dopo poco ampliata anche a quelli circostanti – diventa in pochi mesi un fenomeno, nazionale, internazionale.

Lì dentro. Gli italiani nei social
Lì dentro. Gli italiani nei social Di Filippo Ceccarelli;

Dell'Italia, che Dio la protegga, le piattaforme elettroniche riflettono non solo e non tanto la testa e gli occhi, ma pure le orecchie, il naso e ogni possibile orifizio senza sottovalutare le viscere, il fegato, i reni, insomma i precordi.

Facebook ha cambiato completamente la nostra socialità: per chi ci è cresciuto insieme, chi, come i tardi millennials, ci ha passato sopra l’adolescenza, ha significato un modo di approcciarsi all’altro completamente diverso rispetto alle generazioni precedenti. Non nuovo, perché loro altri modi non ne hanno mai conosciuti.  

Ha significato passare sempre, prima di conoscere davvero qualcuno, attraverso uno schermo: per dare la giusta distanza, per avere il tempo di ponderare le risposte, modellare la propria personalità sulla base di idee, concetti appresi sul social, smussare gli angoli di un carattere un po’ diverso dalla realtà.

Quanti pomeriggi abbiamo passato sulla chat di Facebook, a parlare con le stesse persone che avremmo potuto vedere in carne e ossa, perché magari abitavamo a qualche metro da noi. Ma la chat bianca e blu ci dava la sicurezza adatta per dire cose che nella vita vera non avremmo mai potuto dire.

Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

I segreti più profondi della Cia e dell'Nsa sono stati hackerati e resi pubblici, più di una volta. Ma stai certo che da nessuna parte, nemmeno nel dark web, troverai una copia dell'algoritmo di ricerca di Google o dell'algoritmo del feed di Facebook.

Per chi invece è nato ancora dopo, quando già Facebook non andava più – perché, siamo sinceri, quanto è durato il suo successo, quello vero? – la messagistica istantanea è stata sostituita dalle stories e i post di Instagram. Non più decine di messaggi al minuto, ma condivisione di contenuti della durata di ventiquattro ore.

E la comunicazione si fa ancora più difficile, più filtrata: il tempo si assottiglia e i messaggi diventano più radi, perché sono una perdita di tempo; è sulle piattaforme come Instagram che nasce il fenomeno del ghosting: quando una persona, semplicemente, smette di rispondere ai tuoi messaggi, ti cancella, come se non esistessi più.

C’è chi ha collegato il fenomeno all’utilizzo che facciamo dei social, ai continui stimoli che riceviamo dalle piattaforme – all’essere sempre connessi, iper-connessi, mai a riposo – e al volume delle persone che potenzialmente potremmo conoscere – in fondo, ci basta un click. Così tutti diventano sostituibili e nessuno è più necessario. Se qualcosa non ci sta bene, se non ci convince, basta cancellarla, fare finta che non esista, e avanti il prossimo.

Ma non eri morta?! Ho deciso di "morire" sui social per rinascere in vita

Un racconto sincero ed emozionante, a tratti commovente, sull’importanza di ascoltare i propri bisogni, anche a costo di prendere decisioni difficili e controcorrente. Ma è anche un invito «a far meditare su un tema tanto attuale quanto quello della dipendenza dai social, soprattutto, ma non solo, da parte dei giovani».

Facebook, Instagram, e adesso Tik Tok: i messaggi sono pressoché nulli, solo tanti video, brevissimi, su qualsiasi argomento; scorrere pagine su pagine senza prestare la minima attenzione, seguendo il ritmo meccanico dell’indice che fa su e giù.

Diversi studi hanno dimostrato come il tempo di concentrazione degli individui sia enormemente diminuito a seguito dell’avvento dei social: e come non potrebbe, quando abbiamo così tanti stimoli, ovunque? Pensate per un momento: riuscite a leggere un libro, a guardare un film, senza dare almeno un paio di volte un’occhiata allo schermo del vostro telefonino?

I social sono indispensabili, ormai per qualsiasi cosa: per tenersi informati sui temi di attualità, per scovare il posto giusto per mangiare, per organizzare il weekend perfetto con un budget di 100 euro. Orde di persone – influencers – che ci bombardano di informazioni, che ci vogliono spiegare come si vive, cosa votare, cosa pensare di qualsiasi cosa.

Il partito degli influencer. Perché il potere dei social network è una sfida alla democrazia

Social e influencer sono il nuovo intrattenimento di massa, quindi plasmano opinioni e preferenze elettorali. Senza limiti all'influenza delle aziende e alle possibilità di manipolazione occulta.

Concepire una vita lontana dai social è pressocché impossibile: la conseguenza sarebbe l’isolamento sociale – molto di più di quello che, proprio attraverso i social, viviamo. Così siamo costretti a scendere a patti, a dare loro spazio nella nostra vita, a trovare il giusto algoritmo per far sì che la loro presenza nella quotidianità non fagociti tutto il resto.

E come si può trovarlo, questo compromesso? Difficile dirlo, ancora più difficile attuarlo. C’è chi – come me – ogni tanto si prende una pausa dai social, cancellando tutte le applicazioni, oscurando gli account, per riprendersi qualche momento, mettere la testa a riposo e concentrarsi sull’esterno, sulla vita che scorre oltre lo schermo del telefonino. C’è chi invece decide di utilizzarli per un tempo limitato, ogni giorno. Ma sono davvero soluzioni, o solo uno specchietto per le allodole?

Forse una soluzione non c’è, e dovremmo solo aspettare la fine di questa ennesima moda – se così si può definire. Magari in compagnia di un buon libro: che ci parla di social, sì, ma che ci tiene lontani dallo schermo.

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