Pelo e contropelo

Lello Arena: vi racconto il mio Massimo Troisi

Molti dicono che in sala parto, all'estrazione, per così dire, del sottoscritto, siano spontaneamente scoppiate delle risatine

Se il destino di alcuni è chiaro sin dal momento della nascita, il primo novembre 1953, in un reparto ostetricia di un ospedale di Napoli, dev'essere stato evidente a quanti erano in sala che quel neonato, Raffaele, avrebbe regalato molti sorrisi, nella vita. In C'era una volta troviamo il racconto di una vita che s'intreccia inestricabilmente - e felicemente, quanto felicemente! - con la vita di una città che non somiglia a nessun'altra, fotografata in un momento unico della propria storia. Lello Arena rovescia fra le pagine una cornucopia di ricordi, aneddoti e riflessioni. Un'autentica colata d'oro per i tantissimi che hanno amato la comicità della Smorfia, Massimo Troisi, la Nuova compagnia di canto popolare, James Senese... è stata, quella della Napoli a cavallo fra gli anni Settanta e i Novanta, una scena artistica senza pari, autentico calderone ribollente di talenti che portavano nella propria arte una cifra originalissima e distintiva, senza scimmiottare i modelli in auge in quegli anni, ma rielaborandone in chiave assolutamente convincente alcuni stilemi, e innestandoli nella carne e nel corpo sociale di una città che è un mondo intero.
Abbiamo voluto incontrare Lello Arena di persona, e nel Pelo e contropelo che ha preso le mosse da un piccolo ritardo e un caffè che rende nervosi, abbiamo voluto ricominciare da tre: come tre sono i libri contenuti in questo bellissimo - e ben scritto - memoir: un'autobiografia, la fotografia di un momento irripetibile nella storia di una città e - soprattutto - la "fiaba un po' storta", per nulla agiografica e per questo ancor più vera e commovente - di un'amicizia profonda e bellissima. 

C'era una volta. La fiaba un po' storta di un incontro incredibile

La storia narrata in questo libro, come tutte le fiabe più belle, si è svolta in un passato ormai lontano e ha un che di misterioso. Lello Arena ha atteso tanto tempo prima di raccontare la grande esperienza di vita e arte che ha condiviso con Massimo Troisi, perché temeva di fare la fine di quelli che sono stati rapiti dagli alieni: non riescono a spiegarsi e vengono presi per matti

Buongiorno, Lello Arena! Possiamo offrirti un caffè?

No, grazie il caffè mi rende nervoso... comunque vabbè, lo prendo... certo che almeno una tazzina vera, con un manico, sarebbe stata gradita!

Presentaci Taffulah D. e Siresangro Sur, i due bei tipetti con cui faremo conoscenza nel corso del libro...

Taffulah D. è un tipetto femminile, accogliente, realizza la parte migliore di noi... ma nella "D" puntata ha una cosa molto forte, perché si chiama "Durastella", per cui... quando ci si mette... la sua controparte maschile - ahimè, negativa! - è quella che ci procura tutti i danni che ci possiamo procurare. Si chiama Siresangro Sur, si occupa di ostacolare Taffulah D. e soprattutto di far sì che tutte le istanze positive, orientate al futuro di bellezza, vengano mortificate

Ci racconti quando ti sei accorto di avere un talento comico?

... mah, molti dicono che sia avvenuto addirittura addirittura in sala parto e che soltanto all'estrazione - per così dire - e al vedere il sottoscritto, siano spontaneamente scoppiate in sala parto delle risatine...

L'amicizia con Troisi. Raffaele, bambino arcobaleno. Massimo, bambino indaco... quando si sono mescolati, i colori, la prima volta?

Noi a natale facevamo delle recite in un piccolo teatrino parrocchiale.
A un certo punto della storia c'era un salumiere che arrivava e faceva una consegna di un po' di salumi e la persona che doveva interpretare questo piccolo ruolo ha avuto un febbrone a 40.
E quindi cominciamo a domandarci "... chi lo fa? è una cosa facile, ci vuole poco... " e ci hanno indicato una persona. Era Massimo, che abitava molto vicino e che aveva fama di essere uno molto divertente, molto comico. Già solamente portarlo dentro il salone del teatro è stata un'impresa... finalmente, quando si è convinto ha detto "ma io, questi salum,i li devo dire come sono stati scritti sopra il copione?". Ho risposto "No, guarda, non c'è bisogno perché, in effetti, non serve nemmeno alla storia". Quando siamo arrivati in scena, le emozioni del pubblico il palcoscenico, con le luci, hanno fatto sì che lui avesse questo agio e quindi ha cominciato a raccontare questa lista di salumi che non gli veniva mai giusta. E lui - potete immaginare il suo repertorio di gesti, di pause, di farfugliamenti - una scena che doveva durare 60 secondi è durata 6 minuti, a tutto vantaggio del pubblico, che si è divertito moltissimo.

Una grande amicizia, due caratteri diversi. Uno tondo e l'altro ovale, per usare la metafora dei palloni, visto che tu hai giocato a rugby... però una volta hai avuto occasione di scendere in campo al San Paolo come terzino...

Io ho sempre giocato a rugby e Massimo invece era appassionatissimo di calcio. Un giorno mi ha detto "devi farmi una cortesia".
C'era questa partita di beneficenza al San Paolo con il calcio d'inizio dato da Diego Armando Maradona.
Massimo mi ha detto "Tu, indipendentemente dalla passione per il calcio, non ti puoi perdere l'opportunità di giocare al San Paolo e di vedere cosa può essere!" e ha fatto bene a insistere, perché mi ha convinto a fare una cosa che ancora oggi ricordiamo e raccontiamo con grande piacere. A un certo punto, durante una di queste azioni ho passato la palla a Mennea, il quale si è visto circondato da un po' di maglie avversarie ed è partito... e si è girato e mi ha detto "seguimi!" .... allora, capisci che se c'è Mennea ti dice "seguimi!" vuol dire che già è una tragedia annunciata...

Attorno a te c'era una scena napoletana che era anche era una scena artistica a 360 gradi. Sei stato protagonista di uno di quei momenti che raramente si verificano, in cui c'è un fiorire di creatività a tutti i livelli. Cosa rimane nel setaccio, tanti anni dopo?

Mi è molto piaciuto raccontare questa storia, proprio come se fosse una sorta di macchina del tempo... era un periodo nel quale succedevano cose straordinarie in tutto il mondo, e Napoli in particolare era un posto veramente pieno... c'era la compagnia di canto popolare, c'era Bennato e c'era tutto il teatro... quindi era una città nella quale vivere era veramente molto interessante. Quello che rimane oggi non è il residuo di quello che era - James Senese, Bennato, che ci sono ancora - ma tutto questo sta creando all'interno di una città così particolare e stravagante delle radici nuove, per cui io che dirigo a Napoli un'accademia di recitazione vi posso garantire che incontro costantemente nuovi talenti, che non che non sono Totò, non sono Troisi e che non sono Bennato, ma che sono altro, che sono quello che sarà il nostro e il vostro futuro. Napoli è una città da tenere d'occhio, perché nel prossimo futuro sarà ancora capace di impressionarci.
Produrrà nuovi nuovi talenti, nuove prospettive e nuove proposte straordinarie

E allora grazie mille, Lello Arena! Arrivederci al prossimo libro.

Senza nulla a pretendere, come diceva Totò, il vostro Lello Arena. Grazie!

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