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Il giorno del giudizio di Salvatore Satta

Proseguiamo con le interviste che abbiamo realizzato al Salone del Libro di Torino e con i consigli per nuovi, interessanti spunti di lettura che gli autori hanno destinato ai lettori di Maremosso.

Ci soffermiamo su Giovanni Gusai, che esce oggi in libreria con il suo secondo romanzo Il bordo del mondo, edito da SEM. Qui potete trovare l'intervista completa.

Con orgoglio sardo, e in particolare nuorese, ci ha indicato come suo libro cult il romanzo Il giorno del giudizio, scritto dall'eminente giurista Salvatore Satta.

Il giorno del giudizio
Il giorno del giudizio Di Salvatore Satta;

Il giorno del giudizio segue la storia di un'agiata famiglia tra la fine del secolo scorso e i primi decenni del nostro: e, insieme a essa, di tutto il paese di Nuoro, dai notabili alle «donne ricche e pallide che sognavano e intristivano nella clausura», dai pastori ai banditi, agli oziosi del Corso, ai preti, ai vagabondi, alle prostitute.

Pubblicato postumo prima dall'editore giuridico CEDAM e nel 1979 dalla casa editrice Adelphi, ottiene un grande successo tanto da venire tradotto in varie lingue ed essere ritenuto, a ragione, un capolavoro della letteratura italiana.

Con questo libro Satta lascia una sorta di testamento spirituale. Ormai anziano, torna nei luoghi dove è nato e cresciuto e, visitando il cimitero, trova le tombe di tanti suoi concittadini defunti. Sentendosi egli stesso prossimo alla morte, avverte l'urgenza e la necessità di raccontare le vite di questi uomini e donne, restituendo loro una voce che li salvi dall'oblio cui sono destinati.

In questo remotissimo angolo del mondo, da tutti ignorato fuori che da me, sento che la pace dei morti non esiste, che i morti sono sciolti da tutti i problemi, meno che da uno solo, quello di essere stati vivi

La storia che racconta ruota intorno ai Sanna Carboni, antica famiglia di agiati notai, ma non ha una gerarchia specifica o veri e propri protagonisti. È, allo stesso tempo, la storia di modesti maestri di scuola, di preti devoti, di umili contadini e pastori, di donne rassegnate a una vita di doveri domestici, insomma di tutta quella moltitudine di disgraziati di verghiana memoria che trascorrono un'esistenza priva di spunti lirici e che sembrano stare al mondo "soltanto perché c’è posto" sino all'ineluttabile conclusione.

Con una scrittura eccelsa Satta tesse un universo che si compone di infiniti fili narrativi dando vita ad un romanzo corale velato di profonda universale malinconia, che alcuni critici hanno accostato alle poesie dell' Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Queste umane vicende si intrecciano e si dipanano sullo sfondo della città di Nuoro di inizio '900, nient’altro che “un nido di corvi, […] come e più della Gallia, divisa in tre parti”, scenario ristretto e isolato in cui tutto appare come cristallizzato, fuori dal tempo, immutato e immutabile sino a quando qualcosa di esterno non forza la mano per insinuarsi tra le sue strade polverose. E così, in un misto di stupore e terrore, quel mondo di pietra si apre con diffidenza a ciò che esiste oltre i suoi confini, sia esso l'avvento della luce elettrica o lo scoppio della Grande guerra che reclama ben più di una libbra di carne.

Un libro monumentale, che restituisce un'epoca e un'umanità travagliata pronta per il giorno del giudizio. Da recuperare assolutamente, qualora non lo abbiate ancora letto.

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La posta della redazione

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(Nuoro 1902 - Roma 1975) giurista e scrittore italiano. Docente di diritto in varie università italiane, aveva già mostrato notevoli doti di scrittore con i volumi diaristici De profundis (1948), amara riflessione sulla guerra, e Soliloqui e colloqui di un giurista (1968); ma la vera «rivelazione» avvenne postuma, con Il giorno del giudizio (1977). Accostato al Gattopardo di G. Tomasi di Lampedusa, il romanzo è la saga di una famiglia di notabili nuoresi avviata, come la realtà che essa rappresenta, verso una fatale decadenza; con pagine di affascinante coralità, animate da vivaci bozzetti di vita di provincia, si narra l’inarrestabile estinguersi della tradizione, in uno stile funereo e barocco. Successivamente, nel 1981, è stato pubblicato un altro romanzo di S., La veranda, scritto nel ’25, anch’esso dominato dal tema della morte.

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