Passato di letture

Il sogno diverso di America ed Europa

Illustrazione di Ana Juan tratto dal libro "Circurs", Logos 2010

Illustrazione di Ana Juan tratto dal libro "Circurs", Logos 2010

Memoria, diritti, libertà, riconoscimento delle vittime di guerre, regimi totalitari e colonialismo.

A differenza del sogno americano che parla di futuro, il sogno europeo per spingersi avanti deve tenere la testa volta verso il passato da non ripetere.

In questo passato, insiste Aleida Assmann, stanno molte cose che non abbiamo preso in carico e con le quali nel passato (anche recente) abbiamo evitato di misurarci.

In quel «passato da non ripetere», infatti, non ci sono solo i totalitarismi:  ci sono anche, riprendendo le suggestioni che Tony Judt proponeva nelle pagine finali del suo Dopoguerra,  le decisioni sui valori e sugli atti da compiere che abbiamo evitato di trasformare in confronto politico interno. Per questo, insiste Assmann, l’Europa finora ha avuto non due, bensì tre date/eventi su cui ha dovuto misurare la sua determinazione a esserci.

Il sogno europeo. Quattro lezioni dalla storia

Se il concetto di "sogno americano" ha ormai fatto breccia nella mente di moltissime persone, tant'è che non ha bisogno di essere spiegato, la stessa cosa non si può certo dire del "sogno europeo".

Nell’ordine:

  1. Il periodo seguito al 1945, che è il tempo in cui lentamente l’idea di Europa ha iniziato a farsi istituzione;
  2. il 1989 quando l’eclissi del blocco sovietico sembrava il momento tanto atteso della ricomposizione
  3. il 2015 (una data che, significativamente, non è entrata nella memoria collettiva) quando la massa dei migranti in fuga dalle guerre premeva alle frontiere.

Quella terza opportunità stenta persino ad essere ricordata come momento fondativo per dare un volto all’Europa. Quella data, dunque, col suo carico umano di disperazione, ma anche con la sua incapacità di generare una riflessione politica su scala mondiale, è il nostro problema oggi.

Così, se opportunamente Ezio Mauro, su “la Repubblica” lo scorso 23 agosto ha sottolineato come occorra oggi una “Europa della convinzione”, resta agli atti che quella maturità e quella svolta non si determinano solo giurando o dichiarando fedeltà ai princìpi originari.

L’Europa, in questo, è diversa dagli Stati Uniti. A differenza del sogno americano che progredisce solo se racconta a sé stesso il suo futuro, quello europeo non fa progressi se cessa di interrogarsi, di rimettersi in discussione. Se in America il sogno nasce dal bisogno di utopia, in Europa nasce dal disincanto.

L’idea è che è la storia a darci gli elementi per poter provare a costruire futuro e non il fascino dell’utopia.

Il sogno europeo offre una visione transnazionale e restituisce una geografia mutevole perché l’Europa ha avuto e dovrà sempre avere la forza di mettersi in discussione rispetto al proprio passato e al proprio futuro.

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