Passato di letture

Guerra: singolare femminile

Illustrazione di Thomas Ott tratto dal libro "Cinema panopticum" Logos, 2015

Illustrazione di Thomas Ott tratto dal libro "Cinema panopticum" Logos, 2015

Noi che i combattimenti li abbiamo visti solo al telegiornale ce lo dimentichiamo spesso, ma ogni guerra è ed è sempre stata anche guerra alle donne, ben prima che esse prendessero parte attiva ai combattimenti. Il saggio di Ponzani (di recente riproposto in edizione tascabile) ce lo fa capire e, soprattutto, sentire, attraverso una corale di voci femminili eterogenea e in buona parte inedita. La sua ricerca s’inserisce nel campo inaugurato dalle raccolte di storie orali delle partigiane negli anni Settanta e proseguito dai lavori di studiose come Marina Addis Saba e Gabriella Gribaudi, che hanno allargato la prospettiva sul conflitto, restituendo voce e dignità all’esperienza delle donne italiane nella Seconda guerra mondiale.

Dalle combattenti partigiane, che insieme ai nazifascisti sfidarono i pregiudizi sociali e il patriarcato, alle poche ma infervoratissime ausiliarie di Salò, fino alla prospettiva antieroica e squisitamente privata delle tantissime che dovettero subire sulla propria pelle il conflitto tra rastrellamenti, bombardamenti, stragi e, soprattutto, stupri di massa. Tra le fonti utilizzate, fondamentale il fondo delle lettere pervenute alla Rai per la trasmissione in sette puntate La mia guerra. La valanga di lettere pervenute da tutto il Paese, da donne di ogni provenienza ed estrazione sociale, ci ricorda quale risorsa formidabile possa essere il servizio pubblico.

Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, «amanti del nemico» 1940-45

La memoria taciuta delle donne: storie di rivolta contro la cultura della guerra.Attraverso le lettere private del fondo Rai-La mia guerra e dell'Archivio della memoria delle donne di Bologna, Michela Ponzani ricostruisce la guerra combattuta, vissuta e subita dalle donne italiane.

Ponzani, insieme ai racconti, fa risuonare i silenzi. Tra gli aspetti più interessanti e struggenti del saggio vi è infatti la disamina di quanto abbiano pesato i tabù e i silenzi autoimposti (dalla morale corrente, dal senso di vergogna e di umiliazione), nell’ostacolare l’emersione della prassi degli stupri di guerra nelle sue tragiche dimensioni reali. Non a caso – come spiega l’autrice nell’introduzione – la ricerca è parte di una serie di studi avviati in connessione alle cronache sugli orrori del conflitto nella ex Yugoslavia, in particolare gli stupri di massa delle truppe serbe sulle donne bosniache, che riaprirono i vasi di Pandora del secondo conflitto mondiale. Ed è uno dei motivi per cui è particolarmente prezioso leggere questo libro oggi, con l’orecchio e il cuore tesi in ascolto di ciò che è accaduto, sta accadendo e potrebbe di nuovo succedere, a cominciare dall’Afghanistan.

Abbinamento per bongustai: il film La vita segreta delle parole di Isabel Coixet, in cui, dietro i silenzi di un’infermiera che presta servizio su una piattaforma petrolifera nel mezzo del nulla, un amore inatteso fa affiorare il rimosso della guerra alle donne.

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