Sapore di sala

Il buio oltre la siepe, i 60 anni del legal-movie antirazzista con Gregory Peck

Il 25 dicembre 1962, debuttò a Los Angeles Il buio oltre la siepe, l’adattamento cinematografico diretto da Robert Mulligan del romanzo premio Pulitzer di Harper Lee, ancora oggi manifesto americano dell’antirazzismo.

Il buio oltre la siepe (DVD)
Il buio oltre la siepe (DVD) Di Robert Mulligan

Atticus Finch è un avvocato dell'Alabama, che conduce una vita tranquilla a Maycomb insieme ai suoi due figli, Scout e Jem. Un giorno, il loro vicino afroamericano Tom Robinson è accusato di aver stuprato una ragazza bianca: toccherà a Finch battersi perché anche Robinson abbia un processo equo e non sia discriminato.

Il classico del cinema processuale ci porta nell’Alabama degli anni '30, nella cittadina di Maycomb, dove un avvocato vedovo con due figli a carico decide di difendere un uomo di colore, ingiustamente accusato di violenza carnale su una ragazza bianca.

Vincitore di 3 Oscar (tra cui quello per la sceneggiatura non originale di Horton Foote e per la scenografia), il film valse la statuetta come migliore attore protagonista a Gregory Peck nei panni dell’avvocato idealista Atticus Finch. Uno dei più grandi eroi cinematografici di sempre, consegnato alla memoria collettiva nell’iconica arringa finale (di 6 minuti e 30 secondi) girata in un'unica ripresa. Eppure l’attore non fu la prima scelta per il ruolo ispirato al padre dell’autrice. Prima di lui, c’era James Stewart che però rifiutò la parte giudicando il film «too liberal» (troppo progressista).

Il buio oltre la siepe è una parabola contro la discriminazione razziale e sul diritto a ottenere un equo processo. Gli afroamericani in Alabama subirono la segregazione razziale e la perdita dei diritti civili sin dalla fine del XIX secolo e non vennero altresì accettati come membri delle giurie popolari, composte esclusivamente da bianchi.

La trama è in parte basata sul caso degli Scottsboro Boys, nove adolescenti afroamericani, fra i 13 e 19 anni, accusati ingiustamente di stupro nei confronti di due giovani prostitute bianche, su un treno che attraversava il Nord dell’Alabama nel 1931. Otto di loro furono condannati a morte ma le prove erano così inconsistenti che la Corte Suprema intervenne portando al rovesciamento di cinque sentenze e a un perdono nel 1976. Tuttavia, tre imputati restarono esclusi. A loro, fu concesso un perdono postumo ben 81 anni dopo la sentenza di colpevolezza. Considerato come un palese e ripetuto aborto di giustizia, il caso degli Scottsboro Boys fu uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia degli Stati Uniti.

Se la vicenda degli Scottsboro Boys vi ricorda il più recente caso dei Central Park Five (i cinque ragazzini afroamericani condannati, ingiustamente, per lo stupro di una jogger nel 1989), non è una coincidenza, ma l'ennesima manifestazione di un razzismo sistemico e radicato nella società americana.

Il titolo in lingua italiana è una metafora riferita a Boo Radley, il vicino di casa dei Finch (interpretato dall’allora esordiente Robert Duvall in assenza di dialoghi), che vive oltre la siepe e viene temuto da Jem e Scout solo perché non lo conoscono. Il “buio oltre la siepe” rappresenta, quindi, la paura che genera il pregiudizio. Il volatile del titolo originale, To Kill a Mockingbird (Uccidere un usignolo), si riferisce proprio al personaggio di Boo: lo stralunato e timido «usignolo» grazie al quale la piccola Scout potrà raccontare da grande che cosa è davvero successo quella notte. Per calarsi nella parte dell’uomo incompreso e solitario, il trentatreenne Duvall stette al riparo dai raggi solari per sei settimane.

L'Old Monroe County Courthouse di Monroeville fu utilizzato come modello per il set, poiché la scarsa qualità audio rendeva impossibile filmare le scene al suo interno. L'accurata ricostruzione del tribunale a Hollywood – a opera dei vincitori dell’Oscar Alexander Golitzen, Henry Bumstead e Oliver Emert – ha portato molti abitanti dell'Alabama a credere che il film fosse stato girato proprio a Monroeville.

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