Sapore di sala

Compie 95 anni Metropolis, capolavoro che segnò l’avvento del cinema di fantascienza

Mentre lo facevo lo amavo, poi l'ho detestato

Compie 95 anni, Metropolis, il capolavoro di Fritz Lang, simbolo del cinema espressionista. Proiettato, per la prima volta, il 10 gennaio 1927 a Berlino, il kolossal muto è ambientato in un futuro distopico e iper-classista in cui sono i ricchi a governare e la classe proletaria a soccombere. Fino a quando, un androide dalle sembianze femminili ispirerà gli operai alla rivolta.

Antesignano del genere sci-fi, Metropolis ha influenzato opere quali Blade Runner e Star Wars e, prima ancora, i maggiori esponenti dell’età d’oro della fantascienza (da Dick a Asimov). Metropolis è il frutto della collaborazione tra il regista austriaco e la moglie, l’attrice Thea von Harbou che aveva scritto il libro da cui è stato tratto il film. Il romanzo uscì a puntate sul periodico tedesco, Das Illustrierte Blatt.  

L’idea di girare Metropolis venne a Lang quando vide, per la prima volta, New York «notturna e scintillante di miliardi di luci» nel 1924. Lo skyline lo affascinò al punto tale che il visionario regista si spinse oltre ogni immaginazione, allo scopo di trovare soluzioni innovative per dare vita alla monumentale megalopoli. Per fortuna che prima di diventare regista, Lang era stato architetto. Da studente d’arte, decise di dipingere alcuni degli immensi scenari urbani; prese come riferimento le architetture futuriste di Antonio Sant'Elia e Mario Chiattone. Pur essendo pilastro del cinema espressionista, Metropolis scenograficamente ha precorso lo stile cyberpunk.

Più di cinquant’anni dopo, David Dryer - supervisore agli effetti speciali di Blade Runner - utilizzò dei fotogrammi tratti da Metropolis per allineare le riprese delle miniature degli edifici del film di Ridley Scott. Blade Runner presenta evidenti somiglianze con l’opera di Lang, tra cui la metropoli sviluppata in verticale, con edifici luminescenti che svettano nel traffico caotico e il netto contrasto tra i dirigenti, che risiedono in appartamenti faraonici e il resto dei cittadini, ammassati in quartieri malfamati. 

La realizzazione di Metropolis fu mastodontica, degna di un kolossal di Hollywood. La UFA investì nell’ambiziosao progetto 5 milioni di marchi tedeschi, il più alto budget mai prodotto in Germania. All’epoca, tuttavia, il film si rivelò un flop mandando gli Studios in bancarotta. Alfred Hugenberg, editore e membro del Partito Nazista, comprò la casa di produzione trasformandola in parte nella macchina propagandistica del nazismo. Lang che aveva origini ebree espatriò negli States e del suo film dirà: «Mentre lo facevo lo amavo, poi l’ho detestato».  

Metropolis si avvalse di tecniche di ripresa rivoluzionarie per l’epoca, tra le quali l’introduzione dell’effetto Schüfftan, dal nome del direttore della fotografia che lo ideò. Si tratta di un trucco cinematografico che si basa sull'utilizzo di uno specchio biriflettente posto a quarantacinque gradi rispetto alla macchina da presa, in modo da riprodurre il riflesso di oggetti e miniature poste frontalmente (fuori campo) che possono essere ingrandite. Questa «magia» fu ripresa da Jordan Cronenweth per creare il famoso «shining eyes» (il bagliore sugli occhi) in Blade Runner 

Dentro la luccicante armatura di Maria, il robot iconico di Metropolis, c’era la diva del cinema muto tedesco, Brigitte Helm. L’androide ha ispirato Ralph McQuarrie, concept artist al soldo di George Lucas, per la creazione del droide D-3BO della saga di Star Wars. I temi fantascientifici di Metropolis, come il rapporto tra uomo e macchina o i robot ribelli, hanno influenzato Kubrick/Clarke per 2001:Odissea nello Spazio (la disobbedienza del supercomputer Hal 9000), Cameron per i suoi Terminator e prima ancora il parco dei robot di Westworld di Michael Crichton. Anche il concetto dello «scienziato pazzo» (l’inventore Rotwang), già, visto ne Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene verrà ripreso nella trilogia di Zemeckis Ritorno al Futuro col personaggio del dottor Emmett «Doc» Brown. 

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